CARPANETO - Comune di Carpaneto Piacentino (PC)

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CARPANETO P.NO        

(110 mt. s.m. - km 18 da Piacenza)

 

TOPONIMO

L'ipotesi più verosimile è quella che fa derivare il nome del paese da "CARPINUS BETULUS", una pianta simile alla betulla, un tempo molto diffusa in zona.

Nel 1929 venne riconosciuto con regio decreto la denominazione " CARPANETO PIACENTINO" e nel novembre 1931 venne concesso da Vittorio Emanuele III anche il diritto ad usare un nuovo stemma comunale in cui campeggia una solitaria pianta di carpino, sormontata da una corona regia, in sostituzione di un precedente in cui erano effigiati cumulativamente il Castello, una retrostante pianta di carpino ed un antistante laghetto popolato di carpe.

Una recente ipotesi, abbastanza plausibile per le argomentazioni storico-linguistiche, fa invece derivare l'etimo da CARBONETUM: deposito di carbone.

Il paese è sempre stato nel corso della sua millenaria storia non solo un punto di riferimento obbligato per la contrattazione e la vendita dei cereali, ma anche di carbone proveniente dai monti Menegosa, Lama e Pelpi.

I carbonai producevano il combustibile in montagna in apposite "piazze" ricavate dentro i boschi e delimitate per ragioni di sicurezza da muretti di pietre a secco, mediante la combustione di tronchi d'albero e di grossi rami soprattutto di faggio. Il carbone e la carbonella così ottenuti venivano poi trasportati a dorso di mulo, seguendo la strada della val Chero, denominata per questo motivo "STRADA DEL CARBONE", a Carpaneto per lo smercio.

 

PIANTA URBANA

Il capoluogo ha registrato dall''800 ad oggi un inedito sviluppo urbano ed un rilevante incremento demografico.

Ai primi dell'800, al fine di recuperare importanti spazi nel centro storico da destinare alla pubblica utilità, si iniziò a demolire le mura del Castello e si provvide anche ad interrare il fosso circostante.

Solo con l'avvento della industrializzazione si è evidenziata e valorizzata la centralità territoriale e strategica del capoluogo.

 

VIA PIACENZA.... LE ORIGINI

La centrale "Via Piacenza", che mette in comunicazione piazza XX Settembre con piazza Oliveti una volta veniva chiamata dagli anziani "la Verta".

La cosa risale ad oltre un secolo fa quando la via non esisteva, in quanto la sua area era occupata da case di proprietà di un certo Stefano Trenchi di professione oste.

Il Comune comperò la casa di Trenchi con il preciso intento di aprire un passaggio pubblico fra la piazza grande e via Martinella (l'attuale P.zza Oliveti), proprio sull'innesto della strada verso Piacenza, e per questo fu chiamata "via Piacenza".

Da alcuni documenti d'archivio si apprende che l'iniziativa del nuovo collegamento partì dai commercianti che avevano le loro botteghe nella piazza principale o "piazza del mercato del grano".

In una lettera inviata ai consiglieri comunali sostenevano che, a tutela degli interessi dei firmatari e a vantaggio dell'edilizia e del bene pubblico, fin dall'anno 1880 i Carpanetesi avevano espresso il desiderio che la piazza principale della borgata avesse un libero e pubblico accesso.

Con questa chiusura, osservavano, la piazza principale sarebbe diventata una vera camera chiusa, priva di ogni commercio, con la conseguenza di avere "il massimo danno ed uno zero d'interessi". Speravano perciò di trovare negli amministratori comunali il giusto appoggio per "avere giustizia".

L'apertura della nuova via interna venne deliberata dal Consiglio comunale nella seduta del 17 luglio 1884, mentre per il pagamento dell'acquisto venne concordata con il Sig. Trenchi la somma di lire 5.600.

 

CASTELLO SCOTTI

Le prime notizie certe risalgono al 1321 quando le milizie ghibelline di Galeazzo Visconti, s'impegnavano ad eliminare i capisaldi della resistenza guelfa disseminati nel piacentino, distrussero tra gli altri anche il Castello di Carpaneto.

Di tutto l'antico ed articolato complesso castrense è sopravvissuto solo il palazzo Scotti di cui, dell'originale, sono rimasti solo i poderosi muri perimetrali a scarpa su due lati sud-est ed, all'interno un corrispondente loggiato a sud con le colonne di granito sormontate da capitelli d'arenaria con lo stemma degli Scotti.

L'edificio subì una nuova sistemazione nel 1934 con il completamento dei porticati interni e dei sovrastanti corridoi sui lati nord-est, a servizio delle classi elementari ospitate al piano superiore fino al 1988 quando entrò in funzione il nuovo Istituto comprensivo.

Gli affreschi poi per abbellire un anonimo salone del Castello vennero eseguiti nel 1934 dal noto pittore futurista piacentino BARBIERI OSWALDO TERRIBILE in arte BOT.

Di tutti i dipinti, svolti su temi riguardanti la guerra e la industrializzazione, solo quello del lato est, raffigurante la Marcia su Roma (28 ottobre 1922), venne ricoperto dopo la seconda guerra mondiale, per evidenti ragioni politiche, con una mano di tempera mentre quelli delle altre tre pareti e del soffitto hanno subito solo qualche cancellatura nei particolari che alludevano alla dittatura fascista.

Le pareti dello scalone vennero invece affrescate nel 1937, su commissione del Podestà Carlo Nazzani, con tre dipinti di cui due ricordavano l'Impero mentre il terzo raffigurava una prosperosa Donna Italica ancora visibile anche se rimaneggiata.

 

MONUMENTO AI CADUTI

Il monumento venne dedicato inizialmente ai caduti delle guerre 1915/18 e poi ai caduti di tutte le guerre con l'aggiunta dei nomi dei carpanetesi morti sia nella guerra del 1935 in Africa che quelli dei vari fronti durante la seconda guerra mondiale, durante la resistenza ed anche i civili scomparsi per cause di guerra.

Il sacrario sorge nel centro del paese, nel giardino a lato del municipio.

Esso è stato uno dei primi sorti nella nostra provincia, dopo la prima guerra mondiale, per iniziativa dell'apposito comitato presieduto dal cav. Giovanni Speroni, vice presidente Luigi Emiliani, segretario Angelo Periti, cassiere dottor Giuseppe Beretta che raccolse offerte fra i cittadini e organizzò giornate pro monumento con gare sportive, concerti, recite, lotterie. Di questa lotteria, nei documenti della maestra Elisa Arati, è ancora conservato il cartellone con le matrici dei 4000 biglietti preparati: ne furono venduti 3446.

Tutto questo per raccogliere i fondi necessari alla realizzazione dell'opera progettata dal prof. Ottorino Romagnosi di cui si conserva ancora il bozzetto in gesso in Municipio.

L'inaugurazione avvenne il 18 settembre 1921 presente il ministro delle terre liberate on. Giovanni Rainieri.

La cerimonia iniziò nella mattina del giorno precedente con una solenne funzione religiosa celebrata da don Umberto Malchiodi poi vescovo di Piacenza. Nel giorno della inaugurazione, di buon ora, arrivarono da Piacenza con la tramvia la banda musicale del presidio militare con un picchetto di soldati in armi.

Le numerose autorità furono ricevute in Municipio ove vennero consegnate medaglie, croci e distintivi alle madri e vedove dei caduti da parte dell'on. Giovanni Pallastrelli. Nella chiesa parrocchiale venne celebrata una messa a suffragio dei caduti, mentre l'orazione funebre fu pronunciata da padre Stanislao Pedrazzini, provinciale dei carmelitani scalzi ed ex cappellano.

Al termine un lungo corte con la banda musicale percorse le vie del paese tutte imbandierate e si recò al monumento che il presidente del comitato cav. Speroni consegnò ufficialmente al Comune nelle mani del sindaco Arata.

Dopo lo scoprimento e la presentazione dell'opera, dal palco delle autorità parlarono alla folla l'on. Camillo Piatti, il cav. Ferrari in rappresentanza degli ex combattenti, ed infine il ministro Rainieri che portò l'adesione del Governo, il saluto ed un'offerta del re Vittorio Emanuele III.

Nel pomeriggio, sempre alla presenza delle autorità, degli ex combattenti e di una numerosa folla, nel cortile del palazzo comunale vi fu l'estrazione della lotteria pro monumento; seguirono una gara di football tra la Vigor di Carpaneto e la formazione di Gropparello vinta dal Carpaneto per 4 a 1 e infine un grande concerto musicale in piazza.

 

VIALE DELLE RIMEMBRANZE

Il lungo viale che porta al cimitero urbano, chiamato più romanticamente viale delle Rimembranze, fu voluto fortemente dalla popolazione per dedicarlo al ricordo dei caduti del 1915-18.

La particolarità del viale sta nel fatto che sono state infisse nel terreno davanti ad ogni pianta, 159 targhe astili con i dati anagrafici dei caduti.

Una è stata dedicata anche al Milite Ignoto.

Nell'anno 2011 l'amministrazione comunale è stata costretta ad abbattere gli oltre 50 tigli malati e pericolosi.

E' stata allora rifatta la pista ciclabile e l'impianto elettrico dei lampioni. Inoltre un gruppo di circa 20 alpini si sono fatti carico del ripristino delle 159 stele.

Attraverso il progetto "Adotta un Albero" proposto dalla giunta del Comune di Carpaneto i cittadini hanno potuto contribuire in modo parziale alla piantumazione di 66 tigli sul lato ovest del viale.

 

PIEVE DEI SANTI FERMO E RUSTICO (sec. XI)

La data di nascita della Pieve dedicata ai Santi FERMO e RUSTICO, patrizi romani decapitati il 9 agosto 304 sulla riva dell'Adige a Verona, è stata desunta non da precise prove documentali ma dall'analisi stilistica della TORRE VECCHIA i cui stilemi costruttivi sono riferibili all'arte romanica in voga nei sec. X-XI.

Numerosi e significativi sono gli interventi eseguiti nel corso del '900 dai rispettivi parroci che, oltre ad aver migliorato l'assetto architettonico originario, hanno abbellito ed aggiornato la pieve alle esigenze della moderna utenza religiosa.

L'attuale campanile, tipico esempio di eclettismo stilistico, è stato costruito nel 1913 da don Pietro Burgazzi.

Tra il 1949-1952 don Pietro Tramelli, in seguito all'aumento della popolazione, si fece promotore di un importante intervento strutturale che previde, su progetto dell'arch. Pietro Berzolla, l'aggiunta di una nuova campata nella zona d'ingresso e la costruzione di una nuova facciata, in stile neoclassico, sullo stile della precedente.

Nel 1955 venne rifatto il pavimento e, nel 1968, don Luigi Polledri provvide al rifacimento del tetto, al restauro della torre ed ad una generale tinteggiatura esterna del tempio mentre, all'interno realizzò l'impianto di riscaldamento, le vetrate (14 sono di Rinello Brusi, 2 di don Achille Sgorbati) ed il nuovo altare "erga populum" secondo le norme liturgiche del Vaticano II.

 

COSTRUZIONE DEL NUOVO CAMPANILE

Un comitato cittadino, presieduto dal Sig. Giacinto Zoppi, venne costituito nel 1901 con lo scopo di raccogliere i fondi necessari per costruire il nuovo campanile della Pieve.

Terminata la costruzione si provvide anche a dotare la cella campanaria di cinque campane, nella tonalità di Fa Maggiore.

 

GLI AFFRESCHI

I numerosi affreschi iconografici decoranti l'interno della Pieve scandiscono il lento volgere del tempo.

La quinta cappella (a destra dell'ingresso) conserva una semplice e graziosa immagine di Sant'Anna con Maria Bambina che si fa risalire al 300.

La sesta cappella invece, dedicata alla Vergine del Santo Rosario ed impreziosita da una bella statua lignea del '700 collocata su un tronchetto dorato, è stata abbellita con i classici e magniloquenti motivi dell'arte barocca ritmati da 15 ovali con scene dei misteri dolorosi, gaudiosi e gloriosi del Santo Rosario.

La cappella centrale, cuore misterico del tempio, esibisce nel catino dell'abside un grandioso e splendente affresco, inneggiante alla "Apoteosi della SS.ma Trinità"

Il recente restauro della quarta cappella (a sinistra dell'ingresso) dedicata ora a Sant'Antonio da Padova, ha riservato la gradita sorpresa di scoprire sotto l'intonaco una importante serie di affreschi sulla vita si San Rocco. Si ha memoria di questa dedicazione nel verbale di mons. G. Battista Castelli, visitatore apostolico, scritto in occasione di una ispezione della Pieve (18 Agosto 1579).

 

GLI AFFRESCHI DELLA VOLTA CENTRALE

Gli antichi affreschi della volta centrale, attribuiti ad un ignoto pittore milanese di scuola barocca (1619), raccontano otto episodi della vita dei compatroni. Il loro completo recupero, realizzato dalla nota restauratrice piacentina Lucia Bravi durante tre anni circa di lavoro (2000-2003), è stato possibile grazie ad un notevole sforzo finanziario della Parrocchia ed ad un contributo della Fondazione di Piacenza e Vigevano.

La prima scena (partendo dall'altare maggiore a destra) ritrae San Fermo, vestito da soldato romano, mentre distribuisce ai poveri dei pani miracolosamente replicatesi.

Segue San Fermo con il vangelo in mano durante l'arresto, poi Fermo e Rustico davanti all'imperatore Massimiano mentre rifiutano di abiurare dalla fede in Cristo. La quarta infine ritrae i due martiri in carcere con i ceppi ai piedi.

Il quinto riquadro (girando a destra) effigia una tavola miracolosamente imbandita in carcere dagli angeli. Fra la quinta e la sesta scena è stato riprodotto anche lo stemma gentilizio di mons. Claudio Rangoni, vescovo di Piacenza (1596-1620) imparentato con gli Scotti da Vigoleno. Poi una lapidazione fermata però da un diretto intervento divino, quindi il rogo sui cui i compatroni dovevano ardere spento però da una pioggia provvidenziale ed, infine, il martirio mediante decapitazione sulla sponda dell'Adige.

 

MADONNA DELLA SCODELLA

Una tela ad olio infine, trovata per caso nel 1962 da don Achille Sgorbati in uno sgabuzzino della canonica, è risultata ad una attenta analisi la prima stesura della celebre "Madonna della Scodella" del Correggio (1488-1534) il cui originale è esposta nella Galleria Nazionale di Parma. Il dipinto di proprietà della Parrocchia, è ora depositato nel costituendo Museo d'arte della Diocesi.

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